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17 aprile 2010

La natura

La natura ha più buon senso degli umani!
Questa considerazione la sto facendo per merito/causa del vulcano islandese che con le sue ceneri ha bloccato e sta bloccando il traffico aereo di tutto il nord europa, Italia compresa!
Altro che domeniche ecologiche, tutti a piedi e con il sorriso di riprenderci le città con la speranza di abbassare le polveri sottili che noi stessi ci mettiamo nell'ambiente!
Con la gigantesca area di nofly zone il vulcano islandese, consapevole di generare tanti disagi agli umani, in realtà ci sta facendo un grosso regalo: ci stiamo un po' disinquinando!

16 gennaio 2010

"Scossa di coscienza"

"Sconvolto dagli effetti apocalittici del terremoto di Haiti, sono andato in cerca di informazioni per scoprire com'era la vita nell'isola, fino all'altro ieri. Ho appreso che l'ottanta per cento degli haitiani vive (viveva) con meno di un dollaro al giorno. Che il novanta per cento abita (abitava) in baracche senza acqua potabile né elettricità. Che l'aspettativa di vita è (era) di 50 anni. Che un bambino su tre non raggiunge (raggiungeva) i 5 anni. E che, degli altri due, uno ha (aveva) la certezza pressoché assoluta di essere venduto come schiavo.

Se questa è (era) la vita, mi chiedo se sia poi tanto peggio la morte. Ma soprattutto mi chiedo perché la loro morte mi sconvolga tanto, mentre della loro vita non mi è mai importato un granché. So bene che non possiamo dilaniarci per tutto il dolore del mondo e che persino i santi sono costretti a selezionare i loro slanci di compassione. Eppure non posso fare a meno di riflettere sull'incongruenza di una situazione che - complice la potenza evocativa delle immagini - mi induce a piangere per un bambino sepolto sotto i detriti, senza pensare che si tratta dello stesso bambino affamato che aveva trascorso le ultime settimane a morire a rate su quella stessa strada. Così mi viene il sospetto che a straziarmi il cuore non sia la sofferenza degli haitiani, che esisteva già prima, ma il timore che una catastrofe del genere possa un giorno colpire anche qui. Non la solidarietà rispetto alle condizioni allucinanti del loro vivere, ma la paura che possa toccare anche a me il loro morire."

Massimo Gramellini, La Stampa del 15.01.2010


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permalink | inviato da disastro il 16/1/2010 alle 9:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

6 giugno 2009

Domanda

Evidentemente è il periodo dei dubbi ma in questi giorni mi sono posta un'altra domanda.

La premessa è che io non memorizzo mai i prezzi del cibo, se mi si chiede quanto costa un Kg. di pane o un litro di latte guardo il mio interlocutore come se fosse appena uscito da un'astronave!

Solo per questo potrei essere interdetta!
 
Ma il punto è un'altro: qualche settimana fa un'amica faceva la volontaria in un banchetto in centro e mi chiede se posso andarle a prendere una bottiglietta di acqua fresca al bar a fianco, visto che lei non poteva lasciare la postazione.

Nessun problema, entro nel bar e chiedo una bottiglietta di acqua naturale: Euro 1,20 ed ho dovuto chiedere lo scontrino!

Ci sono rimasta male ed ho controllato se la bottiglietta contenesse particelle d'oro tali da giustificare il prezzo esoso!

Nulla: solo acqua pura e semplice!

Allora ho drizzato le antenne: in altri bar il prezzo della bottiglietta d'acqua, sempre naturale, oscilla tra 0,80 ed 1,00 Euro.

Ieri sono passata al supermercato: ogni bottiglietta costava 0,15 cent. con una differenza variabile notevole sul ricarico imposto dai baristi!

La domanda però è questa: quanto costa l'acqua al litro?


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1 giugno 2009

Berlusconi ha ragione!

Ha ragione nel dire che è diritto di tutti vedere la propria privacy protetta, purchè, aggiungo io della propria privacy se ne faccia un uso quotidiano (ad es. fuori da casa nostra non ci sono mai stati paparazzi pronti a fotografare me, il babau grande ed il babau piccolo in atteggiamenti osè).

Ha ragione nel dire che ognuno si deve gestire la vita come meglio crede senza le ingerenze della stampa (ed infatti, alla stampa non gli importa nulla di come gestisco la mia vita o se mi metto una bandana sulla testa).

Detto questo però vorrei porre alcune domande:

1. se mi muovo per andare ad una festa uso i mezzi miei e non quelli di tutti (pagando le tasse la benzina la pago pure io, e mi sta benissimo che venga usata per i viaggi di stato - purchè di rilevanza nazionale - ma, invece mi farebbe un po' incazzare venire a scoprire che i soldi per la benzina e la manutenzione delle flotte di stato venga usata per trasportare privati nelle ville private) quindi chiedo: si può sapere come si utilizza il nostro denaro?

2. se gli aquilani che stanno fuori casa vogliono togliersi dalle tende per andare a fare una crociera mi sta bene, ma se agli stessi aquilani della crociera non gliene importa un fico secco, non è meglio aiutarli, con i medesimi soldi della crociera, a ricostruirsi un pezzo di casa? Che ne so, magari un bel bagno?

3. se colui che deve rappresentare l'Italia nel suo paese e nel mondo si apparta con ragazze al di fuori del rapporto matrimoniale sono fatti suoi e di sua moglie, ma se tali ragazze sono minorenni detto incontro sessuale si chiama stupro, indipendentemente, dal consenso della ragazza, minorenne, in questione ed allora vorrei tanto sapere chi ci governa!



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permalink | inviato da disastro il 1/6/2009 alle 18:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

17 aprile 2009

mah!

Mi chiedo quanto costi una tornata elettorale: bambini a casa dalle scuole, costo della carta, costo per gli scrutatori, costo per i presidenti di seggio, costo per i segretari di seggio, costo per la sicurezza (ovviamente dimenticando quà e là!).

Qualcuno sa darmi una risposta?

Mi chiedo perchè non possiamo fare le votazioni in un unico giorno, risparmiando denaro, sia per la congiuntura economica sia, soprattutto, per i nostri connazionali di L'Aquila e dintorni.

Qualcuno sa darmi una risposta?

Se non ricordo male un vecchio slogan politico recitava "Roma ladrona" ed era scritto su ogni muro disponibile, a significare, così avevo inteso, gli sprechi della politica italiana, e forse è ancora scritto qui e là, ed allora mi chiedo: "perchè se si possono risparmiare dei bei soldini PUBBLICI (e quindi anche un po' miei, un po' vostri, un po' nostri ed un po' delle persone di L'Aquila e dintorni), o destinarli per un'emergenza non bisogna farlo, anzi si minaccia una crisi di governo?"

Qualcuno sa darmi una risposta?

6 aprile 2009

Sono sconvolta

Ho visto queste foto,e poi queste e quest'altre ancora!
Ho telefonato alla Protezione civile sezione regionale del Piemonte, ma non sanno nulla ed ho lasciato i miei dati.
Domani mattina andrò a dare il sangue!


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permalink | inviato da disastro il 6/4/2009 alle 14:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa

27 marzo 2009

Le stagioni del Cavaliere di Marcello Sorgi


A vederlo così come l’abbiamo visto ieri, quasi non ci si crede. Berlusconi che nel giorno di vigilia della sua nuova apoteosi - il primo congresso del Pdl - va ad inaugurare il nuovo termovalorizzatore di Acerra e dice: «Ecco, lo Stato è tornato». Quasi a dire: «Lo Stato sono io, ci volevo io per far tornare lo Stato in questo Paese».

Sedici anni fa, quando si affacciò sulla scena politica, Berlusconi pensava il contrario. Lo Stato, inteso come insieme di lentezze, formalismi, inefficienze, e come ammasso di un esercito di pubblici dipendenti che non volevano lavorare, era per lui l’ostacolo principale. La ragnatela da spazzare via, il modello da cambiare, non da revisionare o da riformare. In questo senso, Berlusconi si sentiva, era un rivoluzionario. Non sono stati solo i giudici di Mani Pulite a fare la «rivoluzione italiana». La Seconda Repubblica, dopo la fine ingloriosa della Prima, l’ha fondata lui.

Anche se il Ventennio è ancora lungi dall’arrivare (cadrà nel 2013, alla fine dell’attuale legislatura), ormai se ne discute apertamente. C’è, ovviamente, in questa parola, un di più di ironia e di critica, com’è sempre accaduto in questi anni per Berlusconi, anche se meno, molto meno di sedici anni fa. Ventennio evoca Mussolini e il fascismo: ma il berlusconismo, checché se ne dica, non assomiglia a una dittatura. Il Cavaliere è riuscito a cambiare la politica, ma non l’Italia, o non come avrebbe voluto.

L’impianto costituzionale e l’equilibrio dei poteri è rimasto lo stesso. I magistrati, con cui da anni i governi di Berlusconi (e non solo) hanno inscenato un durissimo braccio di ferro, sono riusciti tranquillamente a opporsi ad ogni progetto di riforma della giustizia, anche adesso che, prendendosela con la sinistra oltre che con la destra, hanno arruolato l’intero arco costituzionale nel fronte dei loro avversari. Anche la legge elettorale che consente al leader di scegliere direttamente i candidati da far eleggere in Parlamento è stata pienamente condivisa dal centrosinistra, che ne ha approfittato per lanciare il Pd. Il potere di Berlusconi è seduzione, carisma, gente per strada che lo chiama «Silvio, Silvio»; tutt’altra cosa dall’orbace, dalle adunate in divisa e dallo Stato di polizia del Duce, nella prima metà del secolo scorso.

Un ventennio, però, è un buon tempo per ragionare. Anche se incompiuto, ed anche se il Cavaliere ne ha trascorso una parte al governo e una parte all’opposizione, aprendo la strada alla prima vera alternanza in un Paese che non aveva mai visto al governo gli eredi del più grande partito comunista dell’Occidente. Perché dunque Berlusconi è durato più di qualsiasi altro leader italiano che lo abbia preceduto, e non accenna a declinare?

Innanzitutto, viene da dire, perché è stato sottovalutato. Da avversari e sodali. Da giornali e osservatori qualificati. Da partners e interlocutori stranieri. All’inizio completamente, oggi meno, ma intanto, la sua corsa è divenuta inarrestabile. Berlusconi insomma non era nel ’93 un parvenu, come lo consideravano molti dei suoi colleghi imprenditori. E neppure un mezzo fallito per cui la politica rappresentava l’ultima spiaggia. Il suo programma ce l’aveva chiaro in testa anche prima di schierarsi con Fini nella corsa per il Comune di Roma dell’autunno ’93, nel famoso discorso dell’ipermercato. Qualche mese prima l’aveva esposto in una conferenza stampa in eurovisione dopo la vittoria della sua squadra in Champions League: «Voglio far diventare l’Italia come il Milan!», disse tra lo stupore dei giornalisti. «Voglio vederlo finire a chiedere l’elemosina», replicò in uno dei suoi primi attacchi D’Alema. Si sbagliava, e avrebbe cambiato idea molte volte.

Uno storico, fedelissimo del Cavaliere, come il senatore Quagliariello, autore di una biografia di De Gaulle, ha detto che quando il Ventennio si sarà compiuto si potrà parlare di «età berlusconiana». Per quanto esagerata possa sembrare questa valutazione, per trovare un precedente bisogna tornare indietro all’«era giolittiana». La lunghissima serie di governi cattolici seguiti al fascismo è definita più comunemente «era democristiana». Berlusconi non s’è mai arreso. Anche quando era finito fuori strada quasi subito, dopo soli otto mesi di governo, ha continuato a lottare. E nell’ora della sconfitta ha dato il meglio di sé. «Nel ’95 non ci credevamo più neppure noi», ha raccontato al «Corriere» il senatore Dell’Utri, l’uomo che trasformò Publitalia in un partito. Lui invece, fino al 2001, continuava la sua «traversata nel deserto». Preso in giro, deriso, inseguito dalle inchieste giudiziarie e dalle perquisizioni della Guardia di Finanza, continuava a inventarne una al giorno. Come quando affittò una nave da crociera per fare la campagna elettorale del ’99. «Una cosa da miliardari, gli nuocerà», prevedevano i suoi avversari, ignorando che oggi le crociere di massa sono il modo più a buon mercato per andare in vacanza.

Non s’è mai preoccupato troppo dei suoi avversari, da Occhetto a Scalfaro, ai democristiani di sinistra, a Prodi, Veltroni, Fassino e Rutelli, a cui ebbe l’ardire di proporre un’assunzione nel centrodestra. D’Alema lo ha studiato sia quando lo aveva come interlocutore che quando era ridiventato suo avversario. Lo guardava con diffidenza anche nel ’96, quando l’allora leader dei Ds se ne andò a far campagna elettorale a Cologno Monzese, riconoscendo pubblicamente che «la Fininvest era un patrimonio culturale del Paese». E si offese, quattro anni dopo, quando il primo premier post-comunista disse che «a Berlusconi bisognerebbe mettere lo scolapiatti in testa». «Sono entrato in politica per non trovarmi più davanti quello lì con i baffi», reagì stizzito, confermando la sua nota avversione per qualsiasi genere di peluria sul viso.

Allo stesso modo non s’è molto curato delle bizze dei suoi alleati: di Casini, quando c’era, «che poi è finito come è finito», o di Fini, oggi come ieri, «a caccia di visibilità». Le loro ragioni politiche le capisce, ma le minimizza. Solo Bossi - l’unico che gli abbia fatto cadere un governo - è abituato a prendere sempre sul serio. E siccome da allora il leader leghista marcia sempre al suo fianco, lo considera un alleato privilegiato.

Berlusconi ha cambiato la politica facendola a modo suo. Per esempio, quando ha fatto saltare la Commissione Bicamerale nel ’97, dopo il famoso «patto della crostata» firmato a casa Letta, non aveva in testa nessun ragionamento particolare o sofisticherie del genere di quelle che alcuni suoi consiglieri si affannarono a spiegare. Semplicemente aveva capito che, siglando quel patto con D’Alema, avrebbe finito con il consolidare quel sistema che invece voleva superare.

L’ignoranza, l’avversione per le regole, a cominciare da quella del conflitto di interessi sulla quale ha vinto ben due referendum, l’idea che il consenso degli elettori gli consenta di fare quel che vuole, sono considerate limiti insormontabili da tutti quelli che hanno avuto e hanno a che fare con il Cavaliere, ma non da lui. Come fondatore della tv commerciale in Italia, come autore, impresario, regista, sceneggiatore dei suoi maggiori programmi di successo, Berlusconi naturalmente non si sente ignorante. Piuttosto, «portatore di un’idea vincente» e di una nuova cultura, in sintonia col suo popolo di telespettatori-elettori, che lo adorano. Degli intellettuali, intesi come quelli che fanno sempre discorsi contorti e la mettono giù complicata, ha un concetto come di parassiti. L’unico, non dei suoi, a cui ha voluto mostrare rispetto è l’inventore democristiano della tv pubblica Ettore Bernabei, che nelle riunioni ristrette dei vertici Rai diceva ai suoi autori che «gli italiani sono cinquanta milioni di teste di c…». Alla stessa maniera Berlusconi, quando pioveva a sorpresa alle prime riunioni di Canale 5 a Cologno Monzese, ricordava a tutti «che il pubblico della tv è fatto di gente che non ha neppure la terza media».

Ha fatto tutto, ma proprio di tutto, pubblicamente. Le corna. Il dito medio teso a vista. Il gesto dell’ombrello. Non ha avuto remore né nei gesti, né nel linguaggio, né nella scelta delle circostanze. Ogni momento è buono per una barzelletta. Dalla sua bocca sono uscite battute politically uncorrect sugli ebrei o sull’abbronzatura di Obama, barzellette irripetibili che hanno fatto arrossire gli interpreti nei meeting internazionali, consigli non richiesti di ogni tipo. A Clinton, nella notte di luna casertana del G7 del ’94, assicurò che se avesse fatto l’amore con sua moglie avrebbe avuto un altro figlio. A una presidente finlandese non proprio avvenente promise un corteggiamento da playboy. Al premier danese Rasmussen raccontò il pettegolezzo su una storia inventata tra sua moglie e il sindaco filosofo di Venezia Cacciari. Con quello ungherese, nel bel mezzo della trattativa sul Tocai, finì a parlare di donne e di corpo femminile.

Con la moglie Veronica ha litigato e fatto pace sui giornali. Lei gli ha scritto una lettera a cui nessun marito sarebbe sopravvissuto, e lui una risposta talmente contrita che alla fine ha ottenuto il perdono. Non ha fatto mai misteri sulla sua salute. Neppure sul cancro, che ha avuto e sconfitto. O sulla sciatica, di cui soffre, sul trapianto di capelli svelato da una bandana, su un lifting mal riuscito che per un po’ gli impedì di chiudere un occhio, sulla dieta che non ama e costringe il suo cuoco, Michele, a tener sempre pronti manicaretti, da tirare fuori quando il premier è nervoso.

Ormai tutti da anni si chiedono che farà Berlusconi in futuro, dove vuole andare e dove arriverà, dopo aver fondato due partiti e conquistato tre volte il governo. La sensazione è che dopo l’ultima vittoria, e con gli avversari del centrosinistra ridotti come sono ridotti, il Cavaliere pensi ormai al suo futuro come a una sorta di eternità. Un’eternità a due facce, legata al bivio che di qui a qualche anno si troverà davanti, tra Palazzo Chigi e il Quirinale. Se, come aspira, Berlusconi riuscirà a diventare il successore di Napolitano, in Italia la Repubblica finirà con il somigliare a una monarchia. Una monarchia diversa, manco a dirlo, da tutte le altre, non avendo il Cavaliere simpatia per i vecchi riti ottocenteschi dei sovrani europei e non potendo certo trovare ispirazione nei Savoia. Libero dalle convenzioni istituzionali, dai controlli parlamentari e dalle regole che ogni giorno aborrisce, e che finora hanno opportunamente ridotto il suo potere, Berlusconi regnerà sull’Italia senza limiti, solo con il suo carisma, dal palazzo da cui uscì, nel ’94, dopo il suo primo incarico di governo, tra due ali di gente che lo salutavano mandandogli baci. Se invece la strada per il Quirinale gli sarà sbarrata, Berlusconi governerà per sempre. Ecco, l’unica cosa certa è che nel 2013, alle prossime elezioni politiche, e alla fine del Ventennio, Berlusconi non ha alcuna intenzione di mettersi da parte.

da "La Stampa" del 27.03.2009

qui


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26 febbraio 2009

Nucleare? Questi numeri non contano più???

8-9.11.1987


1- Referendum per l' abolizione della procedura per la localizzazione delle centrali elettronucleari

  Elettori 45.869.897
  Votanti 29.862.376
  % Votanti 65,1
  Astenuti 16.007.521
  % sugli Elettori 34,9
Voti Validi RISPOSTA AFFERMATIVA 20.984.110
  % 80,6
  RISPOSTA NEGATIVA 5.059.819
  % 19,4
  Totale 26.043.929
Voti non Validi Totale 3.818.447
  % sui Votanti 12,8
  Schede Bianche 2.536.648
  % sui Votanti 8,5

 

2 - Referendum per l' abolizione dei contributi a regioni e comuni sedi di impianti elettronucleari

  Elettori 45.870.230
  Votanti 29.871.570
  % Votanti 65,1
  Astenuti 15.998.660
  % sugli Elettori 34,9
Voti Validi RISPOSTA AFFERMATIVA 20.618.624
  % 79,7
  RISPOSTA NEGATIVA 5.247.887
  % 20,3
  Totale 25.866.511
Voti non Validi Totale 4.005.059
  % sui Votanti 13,4
  Schede Bianche 2.654.572
  % sui Votanti 8,9

 

3 - Referendum per l' abolizione della partecipazione dell' Enel alla realizzazione di impianti elettronucleari all'estero

  Elettori 45.849.287
  Votanti 29.855.604
  % Votanti 65,1
  Astenuti 15.993.683

% sugli Elettori 34,5
Voti Validi RISPOSTA AFFERMATIVA 18.795.852
  % 71,9
  RISPOSTA NEGATIVA 7.361.666
  % 28,1
  Totale 26.157.518
Voti non Validi Totale 3.698.086
  % sui Votanti 12,4
  Schede Bianche 2.388.117
  % sui Votanti 8,0





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20 febbraio 2009

Ormai

dice più cose di sinistra lui che tutto il PD messo insieme!


*********

La cameretta è piaciuta tantissimo, ma dobbiamo ancora superare la prima notte!

*********

I falegnami non hanno finito: tornano domani mattina :(

18 febbraio 2009

"Fa ridere ma è drammatico"

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200902articoli/41151girata.asp

FA RIDERE???????????????????????


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31 gennaio 2009

UAAR



Genova, gli ateobus UAAR ‘tornano’ in circolazione.

Avrebbero dovuto sfilare per la città dicendo che Dio non esiste, ma sono stati bloccati dalla concessionaria degli spazi pubblicitari che li trovava lesivi delle convinzioni religiose. Oggi gli ateobus hanno ottenuto il semaforo verde per un nuovo slogan e si preparano a dare ai genovesi due notizie allegre: “La buona notizia è che in Italia ci sono milioni di atei. Quella ottima è che credono nella libertà di espressione”.
«Dopo tutto l’inatteso bailamme per i vecchi ateobus, - spiega Raffaele Càrcano, segretario generale dell’Uaar - volevamo lanciare un altro messaggio: volevamo dire che, tra gli italiani, uno su sette è ateo o agnostico, anche se politici, media e aziende municipalizzate non ne tengono conto. La nostra è una campagna per la loro visibilità, perché più visibilità significa meno discriminazione e più rispetto». La IGP Decaux, la concessionaria degli spazi pubblicita-ri della società di trasporti genovese, ha dato il via libera al nuovo slogan, al posto del prece-dente: “La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”.
Intanto la Uaar non ha desistito con il vecchio slogan, anzi. Il gruppo Facebook che sostiene gli ateobus ha già 4000 sostenitori e sono stati raccolti 23 000 euro di donazioni per metterli in circolazione in altre città. «Non desistiamo perché è in gioco la libertà di espressione: – insiste Carcano – dobbiamo ribadire che, per la nostra Costituzione, credenti e non credenti hanno gli stessi diritti, compreso quello di dire “Dio c’è” o “Dio non c’è”».

Comunicato stampa Uaar

L’Uaar ha diffuso questo comunicato perché la notizia, a sua insaputa, era già trapelata sulla stampa. Ne ha infatti dato notizia questa mattina Repubblica, nella cronaca di Genova, e la notizia è stata prontamente ripresa dal Secolo XIX e dall’ANSA.

Nota tecnica: l’UAAR ha deciso di parlare di “un italiano su sette” in base ai dati forniti dall’ultimo rapporto sulla libertà religiosa redatto dal Dipartimento di Stato Americano, non certo sospettabile di simpatie nei confronti dell’ateismo e dell’agnosticismo. Vi si può infatti leggere che “the most recent data indicate that approximately 14 percent of the population identifies itself as either atheist or agnostic“.
Per altre notizie vedere qui: UNIONE ATEI E AGOSTICI RAZIONALISTI (UAAR)


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25 gennaio 2009

VERGOGNA!

Come si può dire ad una donna stuprata che lo stato dovrebbe avere tante forze dell'ordine quante sono le belle donne italiane?
Come si può banalizzare in tale modo una violenza così infamante per una donna?
Come si può ridicolizzare sulla bellezza quando uno stupratore non guarda di sicuro le misure delle proprie vittime?
VERGOGNA!!!!!!!!!!!!!!!


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10 dicembre 2008

NEVICA!

Ieri sera alcuni timidi fiocchi di neve si rincorrevano alla luce del lampione, ora è tutto bianco e nevica in modo deciso.
Questa sera, se continua così faremo un bel pupazzo di neve :)


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23 novembre 2008

Ma si può?

Si può morire a scuola e scoprire, dopo che Vito è morto, che ci sono migliaia di scuole in Italia a rischio????

3 novembre 2008

Basta!!!!!!

Basta con queste elezioni americane: non c'è tg o giornale che non ne parli COME PRIMA NOTIZIA o IN PRIMA PAGINA!

Se pure sono consapevole che la politica americana influenzi l'economia e la politica mondiale (e conseguentemente quella del nostro paese) sono altrettanto consapevole che noi per gli americani siamo solo Roma, Firenze e Venezia.....un paese che si è fermato alla storia, alla cultura del rinascimento o giù di lì!

Lo sanno gli americani da chi siamo governati?
Lo sanno gli americani chi siamo e cosa facciamo?
Lo sanno gli americani che anche da noi l'economia va male?
Lo sanno gli americani dove siamo proiettati?

La smettiamo di vivere in Italia e di avere la testa negli U.S.A.?

Lo sappiamo che tipo di governo esiste in Cina?
Lo sappiamo quando fanno le elezioni se le fanno?
Lo sappiamo cosa succede in altri stati politicamente rilevanti a livello mondiale?


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